Le finte lauree dell'università popolare di Milano e uni-internazionale

Continua il nostro viaggio all'interno del variegato mondo delle università farlocche italiane, ed è il turno della famigerata Università popolare di Milano, o Università popolare "degli studi" di Milano, non riconosciuta dal MIUR come università italiana: una vera e propria "università bufala" o "università fake", che vuole fare censurare e/o chiudere questo sito (ovviamente senza successo) nel timore che si scopra la verità.

Poiché tra di noi ci sono persone ingannate da questi personaggi, l'arrabbiatura è tale che di sicuro non ci faremo intimidire dalle loro minacce.

L'università popolare di Milano esiste da decenni, così come molte altre università popolari sparse in tutta Italia. In teoria le università popolari, che in alcuni casi si fanno chiamare anche "università della terza età" svolgono attività utili: corsi di pittura, corsi di judo, corsi di yoga e chi più ne ha più ne metta, ma non certo corsi di laurea. In fin dei conti, è un modo sano per tenere impegnato il proprio tempo libero. Al termine di ciascun corso viene solitamente rilasciato un attestato di frequenza, a ricordo della propria esperienza nell'università popolare. Tuttavia, abbiamo dovuto scrivere "in teoria" perché in pratica esiste qualche brutta eccezione. Una di esse è l'università popolare di Milano, che si fa anche chiamare università "degli studi" in modo da indurre chi legge a pensare che si tratti di una "Università degli studi" riconosciuta in Italia e per confonderla con la più nota Università degli studi di Milano, cioè la Statale. Per queste ragioni, l'università popolare di Milano è stata sanzionata per pubblicità ingannevole dall'Agcom, e intimata a cancellare le informazioni false — lauree, master, dottorati di ricerca — dai propri siti web. Dopo questa pesante condanna, l'università popolare di Milano che vende lauree false è stata ribattezzata "università delle fake news", perché racconta un sacco di balle.

L'università popolare di Milano "prende atto" che la Costa d'Avorio e il Burkina Faso… farebbero parte dell'Europa

L'università popolare di Milano vince alla lotteria nel 2011, quando un sottosegretario all'istruzione pro-tempore fa pubblicare una misteriosa "presa d'atto" in cui sostiene che le "lauree" e tutti gli altri "titoli accademici" dell'università popolare di Milano siano validi in Italia e abbiano valore legale in virtù di una ancora più misteriosa convenzione stipulata con due università aventi sede in Costa d'Avorio e Burkina Faso. Sia chiaro, noi non abbiamo nulla contro i piccoli stati africani — poverini, in molte zone mancano perfino l'acqua potabile e l'energia elettrica — ma francamente ci sfugge il nesso tra le ipotetiche lauree di Costa d'Avorio e Burkina Faso con le lauree del Ministero dell'istruzione italiano. Questo nesso, sempre secondo la "presa d'atto" dell'ex sottosegretario, sarebbe la convenzione di Lisbona che, in parole povere, consente il riconoscimento di crediti formativi ECTS all'interno degli stati europei aderenti. Peccato però che, fino a prova contraria, Costa d'Avorio e Burkina Faso non si trovino in Europa, e quindi non c'entrino un fico secco con la convenzione di Lisbona.

Da quel momento è iniziato un vero e proprio bombardamento pubblicitario, principalmente su internet, per trovare clienti — anzi, "consumatori", come la stessa università popolare di Milano afferma nelle memorie difensive presentate all'AGCM. Pensavamo che gli iscritti a una (sedicente) università fossero studenti, e invece apprendiamo dall'università popolare di Milano che sono "consumatori" (il che è tutto dire).

Lauree in ingegneria civile vendute assieme ai corsi di yoga

Oltre alle facoltà di sociologia, scienze politiche e scienze della comunicazione, l'università popolare di Milano istituisce anche una preoccupante facoltà in ingegneria civile ed edile. Pensate a cosa significa farsi progettare un palazzo, una ferrovia, un acquedotto o un'autostrada da un finto laureato in ingegneria civile. Poi ci si lamenta che in Italia crollano i ponti. Vergogna! È sottinteso che crollano quelli costruiti da capre "laureate" come queste, perché quelli degli antichi Romani di duemila anni fa — quando non esistevano pagliacciate come la finta università popolare di Milano — stanno ancora in piedi.

Morale della storia: con provvedimento n. 26197 del 2016, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha stabilito che tutto ciò è pubblicità ingannevole. L'università popolare di Milano non è riconosciuta dal MIUR nel sistema universitario italiano, e tra l'altro non è riconosciuta neppure come università africana della Costa d'Avorio o del Burkina Faso, né in presenza né telematica. Alla luce dell'esito del procedimento amministrativo che ha sanzionato l'università popolare di Milano, le cosiddette "lauree" rilasciate da quest'ultima sono semplici pezzi di carta che possono essere stampati autonomamente a casa senza pagare migliaia di euro alla catena di rivenditori a cui l'università popolare si appoggiava. Non si tratta di opinioni, ma di fatti. Tra i rivenditori di queste finte lauree ricordiamo la SDL Centrostudi — già nota per alcune catene di Sant'Antonio sotto forma di multilevel-marketing e/o network marketing, nonché gestore del blog centrostudiprospettive.it — e il CFU Centro Formativo Universitario.

Questi ultimi, tra l'altro, consigliavano di utilizzare la "laurea" per andare alla Bocconi e iscriversi ai master, in modo da dare più credibilità al pezzo di carta (che altrimenti suscita qualche sospetto). Peccato solo che alla Bocconi dicano di non saperne nulla, e di non avere alcuna convenzione né con la sedicente "università" popolare degli studi di Milano, né con il Burkina Faso o altri stati africani. Ci dicono invece di guardare nell'elenco ufficiale delle università riconosciute dal MIUR, dove ovviamente l'università popolare di Milano non è presente. Notiamo quindi che i venditori dell'università popolare di Milano ricorrono a mezzucci, bufale e quant'altro, pur di rastrellare denaro agli inconsapevoli clienti. In parole povere, raccontano un mucchio di balle.

Alla luce della condanna, anche Wikipedia ha deciso di cancellare la pagina dell'università popolare degli studi di Milano, che quest'ultima utilizzava per pubblicizzare la vendita di finte lauree. La motivazione della cancellazione da Wikipedia è semplice e chiara: non è un'università che può rilasciare lauree; in pratica, non è un'università da mettere in elenco. Wikipedia ha giustamente lasciato solo la pagina dell'associazione università popolare di Milano, che non si occupa di lauree e continua a proporre i legittimi corsi di pittura, taglio e cucito ecc.

Come se non bastasse, questi personaggi hanno creato un'infinità di siti fake diversi, o siti bufala, per vendere a caro prezzo le lauree non riconosciute: infatti, se cercate l'università popolare di Milano, otterrete almeno 5 o 6 siti che dicono di essere ufficiali — di cui un paio anche in concorrenza tra loro e che si clonano a vicenda — più un'altra ventina non ufficiali. Qual è quello vero, se esiste? Nessuno lo sa.

Risposta alle deliranti bufale diffuse dall'università popolare di Milano

Ci è stato recapitato un minaccioso comunicato in cui un rivenditore di SDL Centrostudi, che si presenta come "Rappresentante del Senato Accademico dell'Università Popolare di Milano" — senza però dirci il nome — racconta un'incredibile serie di barzellette da cabaret che sarà un piacere confutare punto per punto. Il personaggio non comunica il proprio nome e cognome: è buffo, quindi, che venga a frignare su questo sito lamentandosi del fatto che le notizie siano anonime. In pratica, spunta un anonimo dell'università popolare di Milano che si lamenta se gli altri sono anonimi.

Lo strampalato comunicato contiene errori di ortografia: evidentemente, all'università popolare degli studi di Milano hanno imparato l'italiano dai sopraccitati abitanti del Burkina Faso o delle varie repubbliche africane che, a detta dell'università popolare di Milano, stamperebbero lauree italiane riconosciute dal MIUR. O forse questi ultimi "parlano" italiano anche meglio dei personaggi da cabaret dell'università popolare di Milano. Cose che non si vedono neppure a Zelig…

Ciò premesso, iniziamo a demolire le assurdità di questo bizzarro comunicato pieno zeppo di bufale.

In ogni caso, il comunicato si guarda bene dall'entrare nel merito nella questione: in pratica non smentisce nessuno dei fatti raccontati in questa pagina (la Costa d'Avorio, il Burkina Faso, le pratiche commerciali scorrette sanzionate, ecc.)! In effetti, smentirli sarebbe impossibile, dato che sono realmente accaduti. Tutto ciò, ovviamente, ci fa piacere, perché evidenzia la l'assenza di argomenti reali. In pratica, alle domande rispondono sempre con un paio di fesserie vaghe. È sottinteso, comunque, che ogni mille persone si può trovare un pollo da spennare, e in effetti loro fanno leva su questo.

Curiosamente, nella seconda metà del comunicato vengono invece presi di mira due enti italiani: il primo è, addirittura, proprio il Ministero dell'istruzione (MIUR), mentre il secondo è il CIMEA (organismo italiano che si occupa di individuare le finte università non autorizzate, e che aveva giustamente segnalato l'università popolare di Milano). Anche in questo caso, si ripete la stessa storia: l'università popolare di Milano dice di avere denunciato e/o querelato sia il Ministero dell'istruzione che il CIMEA. Non possiamo evitare di fare questa riflessione: a voi sembra normale che una "sedicente università" popolare degli studi di Milano denunci proprio il Ministero dell'istruzione — cioè l'ente che dovrebbe autorizzare il rilascio delle lauree — e sostenga che il MIUR sia un sito di notizie false che racconta un mucchio di bufale? È pazzesco! Evidentemente, all'università popolare di Milano non si rendono conto che tale comportamento continua a renderli sempre più ridicoli, e che nessuno li prende più sul serio.

Uni Internazionale Campus Ettore Ferrari

I venditori di lauree cambiano spesso nome delle finte università, in modo da confondere le idee (a chi non le ha chiare). Ora l'università popolare di Milano ne ha inventata un'altra: l'Uni Internazionale Campus Ettore Ferrari. Trattasi di un nome lungo un km che non vuol dire nulla, poiché come al solito è una università illegale non riconosciuta dal ministero dell'istruzione italiano MIUR ecc. Ma che barba e che noia (direbbe la grande Sandra Mondaini), è sempre la stessa storia: almeno un pezzetto di carta igienica con cui pulirsi il sedere potevano stamparlo. Per lo meno avrebbe avuto un'utilità pratica (chiedere lauree con valore legale sarebbe troppo; ci accontenteremmo della carta igienica). Niente, nemmeno quello.

Redazione online